A Nairobi la strada è un mondo incredibile capace di ipnotizzare qualsiasi occhio non abituato ai suoi spettacoli. La densità di persone, veicoli e oggetti regna padrona, a qualsiasi ora e in qualsiasi angolo.

Le strade principali esplodono di colori e rumori, rendendo ogni tragitto una scoperta, e un vero e proprio esercizio di resistenza fisica e mentale. Le buche e i terreni dissestati sono una parte imprescindibile, quasi necessaria, della viabilità africana. Muovendosi per le periferie della città si possono vedere moltissime cose. Bambini che giocano con arnesi che la loro fantasia ha trasformato in irresistibili giocattoli. Piccole botteghe in legno e lamiera; carretti convertiti in negozi ambulanti. Le persone camminano sui cigli delle strade costantemente affollate. Vedendolo per la prima volta, cogliere il senso di questo pellegrinaggio quotidiano sembra impossibile o quantomeno richiede l’abbandono dell’idea di strada come puro e semplice collegamento tra luoghi diversi o persone. Qui la strada è un punto di riferimento, un luogo di aggregazione e di vita comunitaria. Molte persone aspettano, autobus o persone, altri camminano senza apparente destinazione mentre alcuni, impegnati, svolgono i più disparati lavori. Dal finestrino si può intravedere chi taglia la legna o affetta canne da zucchero, venditori di mobili esposti ai lati delle vie, arrotini, macellai. Le donne, in gruppo o affiancate da delegazioni di bambini, preparano chapati o vendono frutta e verdura. La cosa sorprendente è che tutto e tutti sembrano avere il proprio posto in quella vetrina metropolitana. Persino i veicoli, decorati da adesivi sgargianti ed equipaggiati con accessori sofisticati. Gli autobus, a suon di clacson e manovre aggressive, cercano di conquistarsi un guado nella giungla della strada. Carri trainati da asini, biciclette equipaggiate con incredibili portapacchi, motociclette. Il traffico è parte integrante di questo mondo, e non è solamente un traffico di cose, è anche un traffico di voci e musica.

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Ad eccezione della polizia appostata sui lati delle carreggiate, sembra che le regole non esistano e mai potranno esistere. In realtà, col tempo in quel caos apparente si possono cogliere chiaramente armonie implicite e non scritte, norme informali di sopravvivenza impossibili da imparare se non si è nati tra quelle vie.

La vivacità e l’esuberanza della vita in strada non abbandonano mai il loro spettatore, anche se nelle baraccopoli cambia il modo in cui si manifestano. Addentrandosi tra i vicoli delle case in lamiera, i colori diventano macchie rare e la tonalità predominante diventa quella della terra, con tutte le sue sfumature. Le strade sono sconnesse, non asfaltate, piene di sassi e buche. I rumori si attenuano, diventando un sottofondo sempre presente, anche se più lento rispetto a quelli che si sente nelle vie principali. Ciò che aumenta è la presenza umana, e gli odori, di spazzatura, di bruciato e di terra, ancora una volta. Le vie sono piene di persone che cercano di sopravvivere e mandare avanti l’ecosistema perverso della baraccopoli. Il motivo per cui lo fanno in strada è perché nelle case non si può stare più del minimo indispensabile. In quelle città nella città, pochi metri quadri ospitano famiglie con tre, quattro o cinque bambini e le condizioni igieniche non esistono. Molte case sono fatte da una sola stanza, senza finestre o mobili. Per questo la strada diventa il centro nevralgico della vita di tutti. Anziani, adulti, bambini e animali.

Per questo in strada succede davvero di tutto.

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Latest comments
  • Ciao arianna, ho avuto modo anche io di notare le stesse Affascinanti quanto Inizialmente traumatiche caratteristiche (per un occidentale).
    Condivido tutte le riflessioni che hai fatto, perche sono le stesse che ho fatto anche io al mio primo approccio con quella che noivhiamiamo in modo generico “l’africa” e che non vedo l’hora di esplorare a fondo per capirne le varie e stupende SINGOLARITÀ.
    Una cosa perO credo di essermi chiesta leggendo l’ultima parte di questo tuo pensiero: sono le strade ad essere cosi perche le case sono semplici o al contrario non ha senso avere case articolate e rinchiudercisi se la vita si esplica soprattutto al di fuori di essa, in strada, in comunita ? Io penso che sia quest’ultima la ragione.
    Ps: mi piace molto questo blog Seppur aGli inizi!

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