E se stare con una ragazza fosse come leggere un libro?

 

Durante le vacanze estive accade un fenomeno che non trova spazio nelle altre settimane dell’anno, un po’ per pigrizia, un po’ per il vizio di prendersi troppi impegni. Se provate a contare i libri appollaiati sui teli mare, il numero che ne verrà fuori sarà sorprendente. Si, perché le vacanze sono un’ottima occasione per accorciare la pila di volumi con l’etichetta “da leggere”, e allungare il repertorio della nostra biblioteca mentale. Molti libri passano in quella fase chiamata “lettura da ombrellone”, che fa parte della serie di passatempi con cui rendiamo il tentativo di ottenere una tintarella perfetta un po’ più piacevole, e sicuramente culturalmente stimolante.  E in effetti, i nostri piani di tornare dalle vacanze con qualche romanzo divorato, nonché un’abbronzatura invidiabile sarebbero perfetti se non fosse per un dettaglio non trascurabile. Oltre alla voglia di leggere quel libro che era in cima alle classifiche, il mare è una location assolutamente adatta e incredibilmente stimolante per dilettarsi nell’arte della chiacchiera a briglie sciolte, sui più svariati argomenti e con qualsiasi persona ci capiti a tiro; parenti, fidanzati, vicini di ombrellone. Ed è vero, a volte concedersi di non pensare ad altro che a quelle divagazioni banali è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. L’effetto collaterale è che il romanzo che abbiamo in borsa finirà di nuovo tra quelli della pila con l’etichetta “da leggere”.

Andare con gli amici al mare, tra tutte queste cose, ha un ulteriore vantaggio. Con loro puoi sbizzarrirti più che puoi.  Non solo non giudicheranno il fumetto che leggevi da piccolo che fa capolino tra la crema solare e il telo, ma gli amici, quelli che conoscono a memoria i nostri scheletri negli armadi, sono i compagni perfetti per divertirsi in divagazioni sui massimi sistemi che governano il funzionamento del mondo.

“Sapete che vi dico? Decidere di leggere un libro è un po’ come decidere di mettersi con una ragazza”. Mi giro e vedo un ragazzo più o meno della mia età mentre scruta interessato la copertina della sua lettura da ombrellone. I suoi amici si girano verso di lui palesemente incuriositi da quella metafora, frutto dell’ispirazione che i bikini in mostra in spiaggia sicuramente gli avevano dato. Continua: “Se inizi un libro devi finirlo per forza, oppure puoi piantarlo a metà se non ti piace? E se una ragazza non ti piace una volta che l’hai conosciuta, puoi piantarla senza sentirti in colpa oppure dovresti avere delle responsabilità? Ma alla fine per conoscere una ragazza, cosi come per un libro, devi iniziarlo per forza, la copertina può essere ingannevole. Anche le ragazze sono ingannevoli…”.

Sapete che vi dico? Decidere di leggere un libro è un po’ come decidere di mettersi con una ragazza

A me scappa un sorriso, e dopo il sorriso pure una risata nascosta e non resisto alla tentazione di continuare a origliare gli sviluppi creativi di quella metafora decisamente calzante.

Avevo sottovalutato quanto i bikini possano essere una fonte di ispirazione poetica, cosi come avevo sottovalutato quanto quel paragone fosse incredibilmente perfetto per disegnare quel processo divertente e sorprendente che consiste nell’inizio di una relazione.

Per quanto riguarda i libri, penso che Daniel Pennac abbia dipinto la relazione tra un libro e il suo lettore nel mondo più completo e onesto che si potesse pensare.

Queste sono le sue regole:

Diritti imprescrittibili del lettore

       di Daniel Pennac (dal libro “Come un romanzo”)

 

  1. Il diritto di non leggere.

Naturalmente, “non leggere” non significa “non leggere mai“, o non si sarebbe più lettori… ma una qualche pausa dovremo pur prendercela, no?

  1. Il diritto di saltare le pagine.

È il libro che deve essere al servizio del lettore, non il contrario, perciò se il suddetto libro è noioso in alcuni punti, il lettore deve avere tutto il diritto di saltarli.

  1. Il diritto di non finire il libro.

Proprio non capisco coloro che finiscono a ogni costo tutti i libri che iniziano: perché sprecare tempo a leggere un libro che non piace, quando potremmo impiegare lo stesso tempo a leggerne uno migliore?

  1. Il diritto di rileggere.

Odio quelli che, vedendomi rileggere un libro, dicono: «Ma non l’hai già letto? Perché non ne leggi uno nuovo?» Lo so io perché non ne leggo uno nuovo, tranquillo.

  1. Il diritto di leggere qualsiasi cosa.

Detesto anche coloro che criticano le scelte altrui, o che addirittura costringono a leggere un determinato libro. Ti va di leggere Guerra e Pace? Oppure Tre metri sopra il cielo? Ottimo, liberissimo di farlo.

  1. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa).

Assolutamente legittimo, oltre che liberatorio, scegliere di leggere un libro per estraniarsi dalla realtà, per vivere in un mondo migliore. In mancanza di meglio, un buon libro aiuta sempre.

  1. Il diritto di leggere ovunque.

Questo è il diritto che reclamo di più, ma che spesso mi viene negato: cosa c’è di male nel leggere sulla corriera, in attesa all’ufficio postale o dal medico, sulla brandina mezza sfondata che sta in terrazzo, a testa in giù in posizione yoga oppure… lì-dove-so-io?

  1. Il diritto di spizzicare.

Altro diritto indispensabile, ma che certe case editrici hanno pensato bene di rendere impossibile incartando i loro libri con la pellicola protettiva, in modo che non vi si possa sbirciare dentro prima di acquistare… Per fortuna, però, ci sono gli estratti scaricabili gratuitamente.

  1. Il diritto di leggere ad alta voce.

Questo è più un dovere che un diritto: il diritto dovrebbe essere “avere sempre qualcuno disposto a leggere a voce alta”. In ogni caso, non c’è niente di meglio che leggere un libro a qualcun altro o sentirselo leggere… è magico, in una parola.

  1. Il diritto di tacere.

Sante parole. Perché mai dovrebbero importare le famose “impressioni” su di un libro letto? Svelarle è come rompere l’intimità che si è creata tra libro e lettore, assolutamente da non fare.

 

Per quanto riguarda le regole agli inizi di una relazione, io mi sono immaginata queste:

Diritti imprescrittibili delle baby relazioni

ovvero come destreggiarsi tra la responsabilità e la libertà

 

  1. L’occhio fa la sua parte, il nostro occhio, non quello degli altri

la prima volta che incontri il tuo o la tua potenziale uscente non ha senso farsi troppe domande, è esattamente il momento in cui la spontaneità dovrebbe essere da padrona. Non ha senso affidarsi ad opinioni altrui, e nemmeno agli amici che vogliono combinarvi “perchè vi vedrebbero bene”; ha invece senso affidarsi al vostro occhio, perchè l’occhio, diciamocelo, ha la sua parte.

Cosa scegliereste tra una copertina accattivante, e una copertina che con il titolo e autore scritti in Arial carattere 12?

2. Se il test dell’occhio o della curiosità è stato superato, dite sempre di si. Il primo appuntamento non si nega a nessuno.

E dovrebbe essere cosi, non si sa mai chi ha incrociato la vostra strada.

In altre parole, iniziate quel famigerato capitolo 1, non si sa mai che si può trovare. 

3. Il diritto di fare marcia indietro

Supponiamo  che il primo appuntamento sia andato male, in questo caso avete tutti i diritti per tirarvi indietro, quasi ancora di più che quando il vostro potenziale partner ha incrociato per la prima volta la vostra strada. In questo caso, almeno ci avete provato.

Supponiamo invece che il primo appuntamento sia andato bene e decidete di perseverare. Finchè non siete voi a stabilirlo, avete, in qualsiasi caso, il diritto di conoscere altre persone, contemporaneamente o meno, a seconda dei vostri gusti. I sensi di colpa lasciateli a casa, quelli verranno una volta che utilizzerete la parola “fidanzato/a”.

Potete finire di leggere un libro quando volete, nessuno, all’infuori di voi ha il diritto di farlo. 

4. Il diritto di divertirsi

questo probabilmente rientra tra i diritti fondamentali dell’inizio di una relazione. Se non vi divertite almeno un po’, non è la persona che fa per voi. Non esistono scuse.

Leggere è un passatempo che può dare molte soddisfazioni, e un’ottima occasione per allontanare le preoccupazioni della vita quotidiana.

5. Il diritto di non farsi troppe domande

Il tempo per dare una definizione alla relazione che state intraprendendo c’è, e di norma implica che se ne parli, almeno in due, in tre o più se ne avete almeno due contemporaneamente. Finchè non arriva quel momento, farsi film mentali in solitudine non ha alcun senso.

6. Il diritto di non sentirsi in colpa

Non potete evitare i discorsi più o meno seri per sempre, prima o poi arrivano. In quel caso, sia che voglia dire finire quella relazione o meno, non ha senso sentirsi in colpa. Le persone si incontrano, si conoscono, si abbandonano. Non tutte devono per forza restare.

Quelle che restano, però, è giusto che lascino un segno nella nostra esistenza. Per questo trovarle è difficile.

Nel caso in cui la persona con cui uscite non sia quella giusta, nulla vi impedisce di uscire con una nuova la sera dopo. Voi siete gli artefici delle vostre decisioni, nessun altro.

Iniziare un libro nuovo non ha mai fatto male a nessuno, e nemmeno smettere di leggere un libro noioso. 

7. Il diritto di sperimentare

Intendetelo come volete

Perchè non provare i libri di poesie, le raccolte di articoli, i saggi?

8. Le persone possono essere sorprendenti, lasciatevi sorprendere.

 

 

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  • CHE PEZZONE!

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