Perchè i mezzi di trasporto sono un manuale di vita…

Lo ammetto, sono un po’ fissata con i mezzi di trasporto. Mentre ero in Kenya mi hanno stregata talmente tanto che ho deciso di inventarmi delle regole per sopravvivere nelle strade africane. (Potete divertirvi e scoprirle cliccando qui).

La ragione per cui mi ritrovo spesso incantata ad osservare il sistema circolatorio che collega il mondo sono le persone che orbitano nelle vicinanze dei suoi centri nevralgici: stazioni, aeroporti, fermate.

Se nella vostra mente è apparsa l’immagine della sottoscritta in un angolo di una stazione mentre osserva ossesivamente i passanti. Non temete, in realtà non succede esattamente cosi. Nella maggior parte dei casi mi trovo a fantasticare tra una fermata e l’altra della metro, o mentre aspetto che esca il gate di un volo.

Con tutta probabilità vi starete domandando perchè consideri i mezzi di tasporto un fenomeno così interessante. Di solito sono sporchi, affollati, rumorosi.

Una domanda ancora più legittima è per quale perverso motivo io consideri le persone che li prendono un argomento su cui spendere neuroni e tempo. Il che corrisponde più o meno a tutte le persone sulla faccia della terra.

Esistono tre ragioni per le quali ho sviluppato una divertente ossessione per metropolitane, bicilette, treni, stazioni o aeroporti:

1). Le persone quando si spostano, proprio perchè spostarsi rientra in quella serie di attività classificate con l’attributo di abitudini, mettono in atto comportameti inconsci e passivi. Prendere un mezzo di trasporto – dirlo sembra così scontato – è un mezzo necessario, e a volte noioso, per raggiungere un fine.

2). I mezzi di trasporto, il loro uso, i tipi di infrastrutture, rivelano una quantità immensa di informazioni sulla cultura della società che ne fa uso. 

3). I meccanismi che guidano i comportamenti delle persone quando si rapportano con i mezzi di trasporto hanno incredibili analogie con le dinamiche che ci guidano quando dobbiamo prendere una decisione o in occasioni in cui le circostanze ci richiederebbero di essere più proattivi. A volte non è solo questione di decidere se sedersi nel sedile di destra o di sinistra.

Probabilmente questo elenco ancora non vi ha convinto.

Ma la mia scelta – decisamente sbagliata – di prendere la metro nell’orario di punta a Parigi stamattina forse vi convincerà al posto mio.

h 8.30

Orario in cui la maggior parte della popolazione parigina esce di casa, pronta a far strisciare l’abbonamento ai tornelli della metro. Il bip incessante e ripetitivo delle porte significa una sola cosa: vagoni strabordanti di gente, gomitate nelle costole e odori improbabili. Ok, sono già tre cose.

Dopo essermi pentita e ripromessa un centinaio di volte di non uscire più a quell’ora, decido di carcare un’alternativa per rimediare al danno, o quantomeno tamponarlo.

Attorno a me la gente ha fretta di prendere il primo treno che arriva. Io non so chi di loro è puntuale o se qualcuno è in ritardo. L’unica cosa che so è che ognuno cerca di trovarsi uno spazio vitale nel minor tempo possibile, infilandosi in spazi improponibili vicino alle porte di accesso del primo vagone che arriva, in un esercizio che raggiunge il suo punto più alto di esecuzione quando riesci ad assumere le fattezze di una sardina. Impossible is nothing.

La legge della metro, d’altra parte, è la legge primordiale del più forte. Se sei abbastanza smart, vinci il posto nel primo treno che arriva. I perdenti devono accontentarsi del treno di 2 minuti dopo.

In questa lotta quotidiana, le persone agiscono come la regola dello spazio vitale richiede loro di agire. Gli aggettivi che descrivono i comporamenti alle fermate delle metro sono: impulsività, fretta, orizzonte immediato o molto corto.

Il tabellone che indica l’orario di arrivo dei treni successivi, se cattura lo sguardo di qualcuno, non viene preso troppo sul serio.

A Parigi al mattino in media passa un treno ogni 2 minuti. Questo significa che se arrivi alla fermata, la banchina è piena e il treno sta arrivando hai due possibilità:

  • prendere quel treno
  • guardare il tabellone: qui ci sono altre due possibilità
  1. se il tabellone indica 4 minuti o più il treno successivo sarà pieno come quello in cui stai per buttarti. Hai perso in ogni caso. 
  2. se il tabellone indica 2 minuti, con molta probabilità nel secondo treno eviterai le gomitate. E se sei fortunato troverai un seggiolino che ti aspetta. 

Provare per credere.

L’orario di punta in metro stamattina mi ha ricordato perchè dovremmo diffidare del nostro cervello tutte le volte che svolgiamo azioni routinarie e ripetitive. In quelle occasioni, il nostri comportamenti diventano passivi, li conosciamo talmente bene da non ritenere necessario il coinvolgimento della consapevolezza, o del pensiero laterale. In pratica mettamo il cervello in modalità OFF.

Agiamo d’impulso, non usiamo il pensiero a lungo termine. Il motivo è semplicemente che siamo abituati a fare così.

Un esercizio utile per cercare di uscire da questa routine potrebbe essere concentrarsi per un giorno su ogni singola azione che svolgiamo. Chiudere la porta di casa essendo consapevoli di averlo fatto, ad esempio.

Sono sicura che ognuno di noi si renderà conto della quantità immensa di azioni che svolge quotidianamente in modo passivo. Realizzando come essere presenti e proattivi in ogni momento possibile della nostra giornata possa farci scoprire dettagli che non avevamo mai notato veramente.

Come il tabellone con l’orario di arrivo dei treni.

Ovviamente il trucco sta nell’usare il tabellone per prendere decisioni meno affrettate, allungando un po’ l’orizzonte temporale della nostra routine.

D’altra parte il posto a sedere in metro è nel secondo vagone, non nel primo.

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