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Regole

All'amore piace giocare, non è una novità. Finché non ci capita sul serio, però, pensiamo che l’amore si diverta solo con gli ingenui o con gli incurabili romantici. Crediamo di essere immuni a quegli scherzi, guardiamo da lontano quei pazzi che fanno cose senza un minimo di logica per le persone di cui si sono innamorati. E no, finché non ci capita, non capiamo. Poi arriva un giorno. Chiamiamolo il giorno x. In quel giorno le lacrime ci rigano le guance. Qualcuno ci ha spezzato il cuore.  Ci chiediamo ripetutamente perché abbiamo permesso che l’amore si prendesse gioco di noi. Cerchiamo di convincerci che quelle lacrime siano un’illusione, poi sentiamo il sapore di sale in bocca. Ma ancora non vogliamo crederci. Allora lo ripetiamo ancora più convinti: “Non può essere capitato a me”. Ma quelle maledette lacrime non si fermano. “Perché è successo a me?”. Nel preciso istante in cui ci facciamo quella domanda, perché ce la siamo posta almeno una volta, la verità si svela, brutale e senza veli.  Ci siamo innamorati, e questo, anche se ci rende vulnerabili possiamo accettarlo – con uno sforzo magari. Ma non è finita, perché ci siamo innamorati esattamente della persona sbagliata. E qui

5 regole per smetterla con le finte buone intenzioni, iniziare ad avere veri obiettivi, e raggiungerli.   Manca poco meno di una settimana alla fine del 2016 e come tutti gli anni sta per arrivare il momento in cui tireremo le somme dei 365 giorni che ci stiamo per lasciare alle spalle. Molti pensano che fissarsi dei propositi sia completamente inutile. Alla fine, nessuno li rispetta veramente, sono solo un esercizio di creatività concepito mentre alziamo il nostro bicchiere scintillante pieno di spumante la sera dell’ultimo dell’anno. Con un livello di lucidità discutibile. Eppure sono sicura che ognuno di noi, a quei propositi, in questi giorni, ci penserà almeno un attimo. Ci balenerà nella mente la domanda: “Come voglio che sia il mio 2017?”. E ci ripeteremo frasi del tipo: “Dal primo di gennaio mi metto a dieta.” “Mi iscriverò in palestra”. “Quest’anno mi focalizzerò sul lavoro” “La smetterò di farmi fregare dagli uomini…o dalle donne (i guai ci sono in entrambi i casi)”. Ci rassicureremo con frasi come queste, illudendosi che possano diventare realtà. La dura verità è che sappiamo perfettamente che ci stiamo prendendo in giro. Non ci crediamo mai veramente. Lo facciamo perché in fondo un po' è divertente, perché è qualcosa che si fa, non si

Siamo i ventenni. Siamo abbastanza grandi per intuire come va il mondo, ma troppo giovani per capirlo veramente. I nostri genitori ci ripetono che è il nostro turno di scrivere le regole della nostra vita, ma il problema è che l’universo, fuori dalle nostre camere disordinate, è diventato troppo complicato e nemmeno il più sofisticato degli algoritmi riesce a spiegarcelo. E i nostri genitori neppure. Siamo la generazione delle aspettative e delle insicurezze. Andiamo all’università per cercare di diventare abbastanza bravi in qualcosa, nella speranza di trovare il nostro posto. Siamo catapultati in un mondo in competizione, scriviamo i nostri curriculum rispettando gli standard, adottiamo le strategie che ci hanno insegnato nei workshop per valorizzare le nostre soft skills che neppure noi siamo sicuri di avere. Facciamo networking, ma non sappiamo esattamente qual è la differenza tra questa disciplina e prendersi un drink. Siamo costantemente al verde, ma viaggiamo in tutto il mondo perché siamo nati e cresciuti con la globalizzazione, e moriamo dalla voglia di emozionarci davanti a un tramonto in qualche angolo del globo. Ogni tanto ci manca casa, ma continuiamo per la nostra strada. A casa ci torniamo a Natale, e nostra madre è sempre pronta a spedirci un pacco

Ad un certo periodo della mia gioventù ho iniziato ad intuire che il mondo doveva essere un posto molto grande. Pieno di persone capaci di fare cose straordinarie. Per me che non sapevo nulla delle regole che governano il pianeta terra; parlare in pubblico era una di quelle. Più o meno a quell'età mi sono imbattuta per la prima volta in un sito web che ai miei occhi aveva dell'incredibile: TED. Lo slogan del sito? IDEAS WORTH SPREADING (idee che meritano di essere diffuse). Su quel sito ho imparato che esistono supereroi capaci di giocare con le parole e con sé stessi e in grado di instaurare una relazione complice con il proprio pubblico, facendolo divertire, e qualche volta emozionare. Mi sono sempre domandata come facessero. Come riuscivano a non diventare paonazzi in faccia? E poi i loro movimenti, cosi sciolti e rilassati. E quello che dicevano mi sembrava sempre cosi sensato e intelligente. Ma le mani non gli tremavano quando parlavano? La mia conclusione per molto tempo é stata che dovevano esistere, là fuori, degli oltreuomini e TED era un'agenzia che si occupava di metterli tutti insieme. Fine della storia. Si, perché per me parlare in pubblico = funzioni vitali sospese, nodo in gola,

Lo ammetto, sono un po' fissata con i mezzi di trasporto. Mentre ero in Kenya mi hanno stregata talmente tanto che ho deciso di inventarmi delle regole per sopravvivere nelle strade africane. (Potete divertirvi e scoprirle cliccando qui). La ragione per cui mi ritrovo spesso incantata ad osservare il sistema circolatorio che collega il mondo sono le persone che orbitano nelle vicinanze dei suoi centri nevralgici: stazioni, aeroporti, fermate. Se nella vostra mente è apparsa l'immagine della sottoscritta in un angolo di una stazione mentre osserva ossesivamente i passanti. Non temete, in realtà non succede esattamente cosi. Nella maggior parte dei casi mi trovo a fantasticare tra una fermata e l'altra della metro, o mentre aspetto che esca il gate di un volo. Con tutta probabilità vi starete domandando perchè consideri i mezzi di tasporto un fenomeno così interessante. Di solito sono sporchi, affollati, rumorosi. Una domanda ancora più legittima è per quale perverso motivo io consideri le persone che li prendono un argomento su cui spendere neuroni e tempo. Il che corrisponde più o meno a tutte le persone sulla faccia della terra. Esistono tre ragioni per le quali ho sviluppato una divertente ossessione per metropolitane, bicilette, treni, stazioni o aeroporti: 1). Le persone quando

  Durante le vacanze estive accade un fenomeno che non trova spazio nelle altre settimane dell’anno, un po’ per pigrizia, un po’ per il vizio di prendersi troppi impegni. Se provate a contare i libri appollaiati sui teli mare, il numero che ne verrà fuori sarà sorprendente. Si, perché le vacanze sono un’ottima occasione per accorciare la pila di volumi con l’etichetta “da leggere”, e allungare il repertorio della nostra biblioteca mentale. Molti libri passano in quella fase chiamata “lettura da ombrellone”, che fa parte della serie di passatempi con cui rendiamo il tentativo di ottenere una tintarella perfetta un po’ più piacevole, e sicuramente culturalmente stimolante.  E in effetti, i nostri piani di tornare dalle vacanze con qualche romanzo divorato, nonché un’abbronzatura invidiabile sarebbero perfetti se non fosse per un dettaglio non trascurabile. Oltre alla voglia di leggere quel libro che era in cima alle classifiche, il mare è una location assolutamente adatta e incredibilmente stimolante per dilettarsi nell’arte della chiacchiera a briglie sciolte, sui più svariati argomenti e con qualsiasi persona ci capiti a tiro; parenti, fidanzati, vicini di ombrellone. Ed è vero, a volte concedersi di non pensare ad altro che a quelle divagazioni banali è tutto ciò

Dopo aver passato un po’ di tempo nella giungla stradale di Nairobi, il modo in cui poter sopravvivere più o meno indenne e senza ritardi che superino numeri a doppia cifra – e sto parlando di ore – diventa uno di quei pensieri fissi che ti perseguiteranno almeno per il resto della permanenza nel paese. Senza escludere che continuerà a farlo anche di ritorno in madrepatria. In queste occasioni, decisamente sconfortevoli per un occidentale che ha sempre vissuto in una bolla di sicurezza e cartelli stradali, la prima regola da non dimenticare per nessuna ragione è che, indipendentemente dal mezzo in cui sei seduto e dalle precauzioni che hai preso, ci sarà sempre un imprevisto che non avevi considerato, un dettaglio che ti è sfuggito, una situazione assurda che la tua mente non è riuscita a concepire. In poche parole, il traffico avrà sempre la meglio su di te. Dimenticarsi di questa regole equivale a interpretare il ritardo che accumulerai come una sconfitta, e questo, oltre ad avere effetti negativi sull’umore e ripercussioni indelebili sulla salute psicofisica, va controcorrente rispetto all’interpretazione africana del tempo, estremamente dilatato fino a volatilizzarsi, senza orologi o scadenze. Indipendentemente dal mezzo in cui sei seduto e dalle