Stretching mentale: cosa succederebbe se sconvolgessimo l’idea di tempo

 

Quello di oggi è un esercizio.

Un po’ come quelli che ci ostiniamo a ripetere in palestra e, esattamente come gli odiati pesi o le macchine della sala attrezzi, il suo scopo consiste nell’obbligare noi stessi a metterci in discussione, forzando i nostri limiti e, chissà, magari anche superandoli.

L’occorrente? La disponibilità a perdere qualche minuto – nient’altro, nessun attrezzo, nessuno sforzo fisico.

Regole di svolgimento? Ogni volta che, leggendo il post, incontrerete una linea orizzontale, provate a chiudere gli occhi e visualizzare un’immagine o, se non siete dei creativi,  fermatevi  solo a pensare.

Nelle ultima settimane mi è capitato spesso di pensare alla natura del tempo. Che cos’è il tempo per l’uomo che trascorre la propria esistenza nel quotidiano? Esiste un’interpretazione di tempo assoluta, valida per tutti gli uomini?


 

Se dovessimo rappresentarlo su un foglio di carta il tempo nella vita quotidiana di una persona qualunque assomiglierebbe a una successione si segmenti finiti, i cui puntini rappresentano gli appuntamenti, gli orari di lavoro, i momenti di svago, i momenti di sonno, i momenti di pausa pranzo, i minuti necessari agli spostamenti. Per gli stakanovisti i puntini sono estremamente ravvicinati, lottano l’uno con l’altro per guadagnarsi i pochissimi spazi di tempo libero, una parola talmente minacciosa da indurci a eliminarla con le più creative occupazioni. Per i più rilassati quei segmenti potrebbero anche distanziarsi l’uno dall’altro, dando spazio a momenti che ci piace definire “tempi morti”, e l’aggettivo “morti” già è molto eloquente.

 


 

Il risultato sarà più o meno un’immagine come questa: la retta è la nostra vita, i segmenti i nostri impegni, e la densità di essi è direttamente proporzionale alle nostre attitudini e abitudini, più o meno sbagliate o ossessive, nel riempire il tempo libero.

 

 

Cattura

Al di là delle diversità che contraddistinguono ogni persona e il proprio rapporto con gli impegni e il tempo, questa rappresentazione banale nasconde una grande verità. Nella nostra vita quotidiana, di quei segmenti, di quei puntini che scandiscono il ritmo delle nostre giornate abbiamo un immenso bisogno. Sono ancore di sicurezza, appigli sicuri che danno un senso di certezza a quello che facciamo, quello che faremo e quello che abbiamo fatto. Se non ci fossero, se vivessimo in una quotidianità di incertezze dove il quando, con chi, e il come sono incerto, non programmato, la sensazione che proveremmo sarebbe nervosismo, smarrimento, irrequietezza.

L’idea di tempo coincide molto spesso con l’idea di  vincolo, l’orologio esiste per dirci se siamo in ritardo, l’orologio esiste per funzionare e scandire i secondi, l’orologio esiste per creare certezze, ci dice se stiamo rispettando i tempi, se va tutto bene.

 

Una volta realizzata questa verità, il grande punto di domanda è stabilire chi ha deciso i tempi che ci ostiniamo a rispettare maniacalmente. Chi li ha stabiliti all’origine dei tempi? L’uomo è schiavo del tempo o l’uomo è padrone del tempo?

 


 

Cosa succederebbe se viveste in un posto dove gli orologi nelle case sono fermi, e quando alzate lo sguardo le lancette vi rispondessero 20.50, ad ogni ora, ogni giorno. Cosa succederebbe se i bus indicassero l’orario di partenza ma non quello di arrivo, perchè non si sa mai quello che può succedere. Cosa succederebbe  se i ristoranti non facessero a gara a per avere il servizio più veloce, se i cinque minuti di attesa diventassero 10, 15 e, perchè no, 20? Cosa succederebbe se il tempo esistesse solo perchè è la diretta conseguenza dell’alternarsi del giorno e della notte, e non fosse un dittatore e l’uomo il suo suddito?

Probabilmente in un mondo senza vincoli temporali ci sentiremmo disorientati e innervositi, perderemmo la nostra bussola quotidiana, non sapremmo come gestire l’assenza dell’affanno, della fretta. Come sarebbe un mondo senza persone perennemente busy?

In un universo del genere la nostra linea temporale sarebbe un flusso continuo, flessibile, adattabile a ogni evenienza. Sarebbe una semiretta.

Cattura2

Ovviamente un mondo del genere sarebbe un totale caos per l’uomo occidentale, abituato a scadenze precise.

In Kenya ho scoperto che un mondo del genere esiste, ho visto come gli uomini non vivano prigionieri delle lancette, ho vissuto come se la mia esistenza non dipendesse da coincidenze scrupolosamente programmate.

Forse immaginare di vivere senza riferimenti temporale certi è uno sforzo troppo grande per chi abita nel regno della fretta. Tuttavia è importante sapere che, nel pianeta terra esistono mondi diversi quello a cui siamo abituati a pensare. In poche parole, esistono alternative. 

E per quanto mi riguarda, anche solo pensare al fatto che esitono persone libere dalla prigione del tempo, che esistono possibilità diverse, che esistono tempi diversi, mi fa sentire un po’ meno vincolata a rispettare delle scadenze, che con molta probabilità mi sono autoimposta.

Fine dell’esercizio.

 

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