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Quando essere uno sconosciuto è l'opportunità migliore che ti possa capitare     I cambiamenti, per quanto difficili ci possano sembrare, hanno un grandissimo vantaggio: ci danno la possibilità di premere il tasto RESET. Quando decidiamo, sempre nel caso in cui abbiamo il privilegio di poter decidere, di modificare qualcosa nella nostra vita - la città, il lavoro, l'università - due processi paralleli si mettono in atto. Il primo riguarda tutto quello che ci lasciamo alle spalle; persone, esperienze, conoscenze. Tutto questo inevitabilmente ci seguirà, perchè costituisce quello che siamo, siamo diventati e probabilmente saremo. In alcuni casi potremmo essere affezionati al nostro passato e desiderare che ci accompagni e ci guidi, in altri potremmo voler avere la possibilità di dimenticarcene. Nella maggior parte delle ipotesi, e proprio per il fatto che ciò che abbiamo vissuto ci ha permesso di impilare uno dopo l'altro i mattoni che costitituiscono la nostra personalità, il cambiamento che affronteremo ha come punto di partenza il nostro presente. Brutte notizie per chi, quel presente, vorrebbe cambiarlo a tutti i costi. E proprio a chi ha deciso di scappare da qualcosa faccio questa domanda: se siete abituati a bere caffe al mattino, cosa cercherete appena svegli una volta arrivati a destinazione? Ognuno

Thomas Amunga, preside della scuola elementare Claires Primary School di Alice for Dandora nella baraccopoli di Dandora, è una di quelle persone capaci di correre il pericolosissimo rischio di avere un sogno. E la grandissima faccia tosta di credere di poterlo realizzare. Pelle color ebano, portamento signorile, Amunga quando parla si muove con delicatezza e straordinaria calma. I suoi gesti tranquilli ed eleganti tradiscono una consapevolezza profonda e una tranquillità quasi disarmante, in puro e semplice contrasto con la vivacità dei bambini della scuola e il disordine della baraccopoli. In uno dei primi incontri con noi volontari ci racconta che quando era bambino era costretto a lavorare per portare a casa qualche scellino per la famiglia. Nel frattempo però, non ha mai rinunciato a prendere la sua cartella tutti i giorni e andare a scuola, facendo i compiti dopo le giornate sfiancanti di lavoro, di nascosto, non facendosi vedere. Perché in quell’universo la scuola è l’ultima della priorità; prima bisogna inventarsi un lavoro per portare una porzione di ugali in tavola. Mentre ci racconta del suo passato ho l’impressione che non smetterà mai di parlare. Probabilmente per il fatto che ha visto, vissuto, combattuto talmente tante cose che per lui raccontarle