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  Non saremmo capaci di approfittare delle vacanze se ogni mattina ci svegliassimo e la nostra agenda fosse costantemente vuota. Per quanto ci possa piacere o meno, quello che facciamo ogni giorno e riempie le nostre settimane , l’odiata routine – proprio lei – ci serve. Ci sono due ragione per questo. La prima è che in un modo o nell’ altro dobbiamo sopravvivere, tirare avanti. Potete chiamarlo come volete, ma la dura verità è che dalla routine difficilmente possiamo scappare. Possiamo renderla entusiasmante, possiamo accettarla, possiamo cambiarla, possiamo renderla meno ripetitiva. Ma di certo non possiamo farne a meno. La seconda ragione che spiega perché la routine, in fondo, non è così malvagia, è che, ogni tanto, si interrompe. Alcuni hanno la fortuna di scegliere quando uscirne, altri sono vittime delle interruzioni obbligate. Dettate dalle ferie, dal calendario universitario, dalle chiusure, dalle vacanze. E non vediamo l’ora che quelle interruzioni arrivino perché portano con un caloroso senso di libertà. Per qualche giorno, quando le vacanze arrivano, abbiamo il privilegio di scegliere completamente se fare qualcosa, che cosa fare, con chi farlo. Sembra scontato ma la libertà ha la stessa funziona di una pila nuova. Ci ridà energia, ci ricarica, rende

Siamo i ventenni. Siamo abbastanza grandi per intuire come va il mondo, ma troppo giovani per capirlo veramente. I nostri genitori ci ripetono che è il nostro turno di scrivere le regole della nostra vita, ma il problema è che l’universo, fuori dalle nostre camere disordinate, è diventato troppo complicato e nemmeno il più sofisticato degli algoritmi riesce a spiegarcelo. E i nostri genitori neppure. Siamo la generazione delle aspettative e delle insicurezze. Andiamo all’università per cercare di diventare abbastanza bravi in qualcosa, nella speranza di trovare il nostro posto. Siamo catapultati in un mondo in competizione, scriviamo i nostri curriculum rispettando gli standard, adottiamo le strategie che ci hanno insegnato nei workshop per valorizzare le nostre soft skills che neppure noi siamo sicuri di avere. Facciamo networking, ma non sappiamo esattamente qual è la differenza tra questa disciplina e prendersi un drink. Siamo costantemente al verde, ma viaggiamo in tutto il mondo perché siamo nati e cresciuti con la globalizzazione, e moriamo dalla voglia di emozionarci davanti a un tramonto in qualche angolo del globo. Ogni tanto ci manca casa, ma continuiamo per la nostra strada. A casa ci torniamo a Natale, e nostra madre è sempre pronta a spedirci un pacco

Ad un certo periodo della mia gioventù ho iniziato ad intuire che il mondo doveva essere un posto molto grande. Pieno di persone capaci di fare cose straordinarie. Per me che non sapevo nulla delle regole che governano il pianeta terra; parlare in pubblico era una di quelle. Più o meno a quell'età mi sono imbattuta per la prima volta in un sito web che ai miei occhi aveva dell'incredibile: TED. Lo slogan del sito? IDEAS WORTH SPREADING (idee che meritano di essere diffuse). Su quel sito ho imparato che esistono supereroi capaci di giocare con le parole e con sé stessi e in grado di instaurare una relazione complice con il proprio pubblico, facendolo divertire, e qualche volta emozionare. Mi sono sempre domandata come facessero. Come riuscivano a non diventare paonazzi in faccia? E poi i loro movimenti, cosi sciolti e rilassati. E quello che dicevano mi sembrava sempre cosi sensato e intelligente. Ma le mani non gli tremavano quando parlavano? La mia conclusione per molto tempo é stata che dovevano esistere, là fuori, degli oltreuomini e TED era un'agenzia che si occupava di metterli tutti insieme. Fine della storia. Si, perché per me parlare in pubblico = funzioni vitali sospese, nodo in gola,

Quando essere uno sconosciuto è l'opportunità migliore che ti possa capitare     I cambiamenti, per quanto difficili ci possano sembrare, hanno un grandissimo vantaggio: ci danno la possibilità di premere il tasto RESET. Quando decidiamo, sempre nel caso in cui abbiamo il privilegio di poter decidere, di modificare qualcosa nella nostra vita - la città, il lavoro, l'università - due processi paralleli si mettono in atto. Il primo riguarda tutto quello che ci lasciamo alle spalle; persone, esperienze, conoscenze. Tutto questo inevitabilmente ci seguirà, perchè costituisce quello che siamo, siamo diventati e probabilmente saremo. In alcuni casi potremmo essere affezionati al nostro passato e desiderare che ci accompagni e ci guidi, in altri potremmo voler avere la possibilità di dimenticarcene. Nella maggior parte delle ipotesi, e proprio per il fatto che ciò che abbiamo vissuto ci ha permesso di impilare uno dopo l'altro i mattoni che costitituiscono la nostra personalità, il cambiamento che affronteremo ha come punto di partenza il nostro presente. Brutte notizie per chi, quel presente, vorrebbe cambiarlo a tutti i costi. E proprio a chi ha deciso di scappare da qualcosa faccio questa domanda: se siete abituati a bere caffe al mattino, cosa cercherete appena svegli una volta arrivati a destinazione? Ognuno