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Umanità

  Il vantaggio dei cortometraggi è che durano poco. La loro bellezza sta nello scegliere un messaggio, condensarlo e dargli potenza, cosi che possa raggiungere i nostri occhi e, si spera, i nostri cuori. Borrowed Time fa esattamente questo. Sono inciampata in questo brevissimo film, mentre mi divertivo a fare zapping su Vimeo, in cerca di qualche forma di ispirazione. Nemmeno io so ispirazione per che cosa. Probabilmente ispirazione per la vita, non fa mai male. La faccia di quel cowboy in copertina mi incuriosiva. "Avrà qualcosa di dirmi" ho pensato. Il risultato è stato che nei sei minuti successivi ho rischiato di concedermi una lacrima nel bel mezzo di una biblioteca. Anche le lacrime, in fondo, non fanno mai male. Borrowed Time è la storia di un uomo qualunque. Non sappiamo il suo nome, nè esattamente dove abiti. Sappiamo solo che è un cowboy e che aveva un padre, ed era felice con lui. A volte però la vita ci riserva delle sorprese che non vorremmo mai ricevere. A volte succede che qualcosa non va come lo avevamo previsto. Le nostre aspettative vengono sconvolte, cogliendoci impreparati. Ci colpiscono come uno schiaffo fortissimo. E ogni volta che riceviamo uno schiffo - provare per credere - l'istinto è mettersi

Ad un certo periodo della mia gioventù ho iniziato ad intuire che il mondo doveva essere un posto molto grande. Pieno di persone capaci di fare cose straordinarie. Per me che non sapevo nulla delle regole che governano il pianeta terra; parlare in pubblico era una di quelle. Più o meno a quell'età mi sono imbattuta per la prima volta in un sito web che ai miei occhi aveva dell'incredibile: TED. Lo slogan del sito? IDEAS WORTH SPREADING (idee che meritano di essere diffuse). Su quel sito ho imparato che esistono supereroi capaci di giocare con le parole e con sé stessi e in grado di instaurare una relazione complice con il proprio pubblico, facendolo divertire, e qualche volta emozionare. Mi sono sempre domandata come facessero. Come riuscivano a non diventare paonazzi in faccia? E poi i loro movimenti, cosi sciolti e rilassati. E quello che dicevano mi sembrava sempre cosi sensato e intelligente. Ma le mani non gli tremavano quando parlavano? La mia conclusione per molto tempo é stata che dovevano esistere, là fuori, degli oltreuomini e TED era un'agenzia che si occupava di metterli tutti insieme. Fine della storia. Si, perché per me parlare in pubblico = funzioni vitali sospese, nodo in gola,

Quando essere uno sconosciuto è l'opportunità migliore che ti possa capitare     I cambiamenti, per quanto difficili ci possano sembrare, hanno un grandissimo vantaggio: ci danno la possibilità di premere il tasto RESET. Quando decidiamo, sempre nel caso in cui abbiamo il privilegio di poter decidere, di modificare qualcosa nella nostra vita - la città, il lavoro, l'università - due processi paralleli si mettono in atto. Il primo riguarda tutto quello che ci lasciamo alle spalle; persone, esperienze, conoscenze. Tutto questo inevitabilmente ci seguirà, perchè costituisce quello che siamo, siamo diventati e probabilmente saremo. In alcuni casi potremmo essere affezionati al nostro passato e desiderare che ci accompagni e ci guidi, in altri potremmo voler avere la possibilità di dimenticarcene. Nella maggior parte delle ipotesi, e proprio per il fatto che ciò che abbiamo vissuto ci ha permesso di impilare uno dopo l'altro i mattoni che costitituiscono la nostra personalità, il cambiamento che affronteremo ha come punto di partenza il nostro presente. Brutte notizie per chi, quel presente, vorrebbe cambiarlo a tutti i costi. E proprio a chi ha deciso di scappare da qualcosa faccio questa domanda: se siete abituati a bere caffe al mattino, cosa cercherete appena svegli una volta arrivati a destinazione? Ognuno

  Durante le vacanze estive accade un fenomeno che non trova spazio nelle altre settimane dell’anno, un po’ per pigrizia, un po’ per il vizio di prendersi troppi impegni. Se provate a contare i libri appollaiati sui teli mare, il numero che ne verrà fuori sarà sorprendente. Si, perché le vacanze sono un’ottima occasione per accorciare la pila di volumi con l’etichetta “da leggere”, e allungare il repertorio della nostra biblioteca mentale. Molti libri passano in quella fase chiamata “lettura da ombrellone”, che fa parte della serie di passatempi con cui rendiamo il tentativo di ottenere una tintarella perfetta un po’ più piacevole, e sicuramente culturalmente stimolante.  E in effetti, i nostri piani di tornare dalle vacanze con qualche romanzo divorato, nonché un’abbronzatura invidiabile sarebbero perfetti se non fosse per un dettaglio non trascurabile. Oltre alla voglia di leggere quel libro che era in cima alle classifiche, il mare è una location assolutamente adatta e incredibilmente stimolante per dilettarsi nell’arte della chiacchiera a briglie sciolte, sui più svariati argomenti e con qualsiasi persona ci capiti a tiro; parenti, fidanzati, vicini di ombrellone. Ed è vero, a volte concedersi di non pensare ad altro che a quelle divagazioni banali è tutto ciò

Ci sono cose che si realizzano completamente solo quando si torna. Nella propria casa, con le proprie abitudini, le stesse abitudini che un po’ ci mancavano quando eravamo là, e che ci sembrano così inutili quando le riprendiamo. Ci sono cose che si realizzano quando torniamo nel contesto dove siamo cresciuti. Perché arriva un momento in cui dobbiamo accettare l’idea che, anche se con quei bambini ci sentivamo un po’ a casa, anche se abbiamo permesso che quell’universo ci assorbisse completamente, la realtà è che veniamo da un mondo diverso. Abitiamo in un mondo che funziona con regole che là non solo non valgono, ma nemmeno esistono. Al mio ritorno questa rivelazione mi ha colpito come uno schiaffo più forte del previsto. Sapevo sarebbe stato strano tornare dopo quello che avevo visto, fatto, sperimentato, dopo le innumerevoli conversazioni, ma non immaginavo che sarebbe arrivato un momento in cui tutti i pezzi di puzzle che avevo collezionato in un mese si sarebbero naturalmente assemblati, mostrandomi nient’altro che la realtà. Brutale, potente, viva. Quella stessa realtà con cui ero a contatto mentre ero a Nairobi, ma che non riuscivo a vedere completamente. La baraccopoli è l’esempio più lampante del paradigma per cui il luogo