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Dopo aver passato un po’ di tempo nella giungla stradale di Nairobi, il modo in cui poter sopravvivere più o meno indenne e senza ritardi che superino numeri a doppia cifra – e sto parlando di ore – diventa uno di quei pensieri fissi che ti perseguiteranno almeno per il resto della permanenza nel paese. Senza escludere che continuerà a farlo anche di ritorno in madrepatria. In queste occasioni, decisamente sconfortevoli per un occidentale che ha sempre vissuto in una bolla di sicurezza e cartelli stradali, la prima regola da non dimenticare per nessuna ragione è che, indipendentemente dal mezzo in cui sei seduto e dalle precauzioni che hai preso, ci sarà sempre un imprevisto che non avevi considerato, un dettaglio che ti è sfuggito, una situazione assurda che la tua mente non è riuscita a concepire. In poche parole, il traffico avrà sempre la meglio su di te. Dimenticarsi di questa regole equivale a interpretare il ritardo che accumulerai come una sconfitta, e questo, oltre ad avere effetti negativi sull’umore e ripercussioni indelebili sulla salute psicofisica, va controcorrente rispetto all’interpretazione africana del tempo, estremamente dilatato fino a volatilizzarsi, senza orologi o scadenze. Indipendentemente dal mezzo in cui sei seduto e dalle